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Il nome Giappone suona subito importante, sicuramente appare una destinazione insolita e lontana. Molto spesso e’ associato all’idea dei kamikaze e della bomba atomica che mise fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Molti di voi conosceranno il famoso pittore del settecento Hokusai realizzatore degli Ukiyo-e, che tradotto significa “le immagini del mondo fluttuante”, un genere di stampa artistica su blocchi di legno che ispiro’ persino gli impressionisti francesi e Vincent Van Gogh.

Le “36 vedute del monte Fuji” rappresentano forse la serie di xilografie policrome più affascinante del pittore giapponese. “La grande onda di Kanagawa”, parte della serie, rappresenta tre imbarcazioni minacciate da una grande onda, con sullo sfondo il monte Fuji.

Il Fuji, montagna sacra e vetta più alta del Giappone con i suoi quasi 3800m di quota, e’ stata una tappa del viaggio intrapreso da me e Robi Cietto nel Paese del sol levante. Scalare questo vulcano (che per un Giapponese equivale a un pellegrinaggio alla Mecca per un musulmano) e vedere l’alba dalla montagna e’ una delle esperienze più forti che possiate vivere. Il sole sorge prestissimo alle 4:30 del mattino e viene accolto in maniera entusiasta: l’atmosfera che si crea e’ come quella di una ola allo stadio durante una partita di calcio.
Giappone
Ma cosa significa la parola “kamikaze”? Il termine fu cognato per la prima volta durante il tentativo di invasione della flotta mongola, guidata da Kublai Khan, nipote di Gengis, nel XIII secolo. La flotta mongola fu spazzata via da una tempesta e distrutta da forti venti. Ecco allora la parola “kamikaze”, che significa appunto “vento divino”, e la credenza dei giapponesi di considerare la loro terra come patria degli dei.

In realta’ il Giappone si sposa meglio con l’idea di Paese iper-tecnologico: dai grattacieli di Tokyo alti 52 piani ai treni super veloci gli shinkansen con il muso a forma di papero che viaggiano a oltre 250km all’ora. Un Paese che convive con i terremoti e mille altre paure tra cui la paura di non essere all’altezza dei compiti che la famiglia, la scuola e la società gli impone. Un popolo che non parla l’inglese e che comunica con gesti diversi dai nostri. Gli impiegati che quando non ce la fanno piu’, distrutti da un ritmo di vita frenetico, si addormentano in piedi in metropolitana e i giovani, che quando non sopportano il peso della diversita’, si suicidano.

Eppure il giapponese tipo e’ quello dei manga, dei cartoni animati e della serie in voga un tempo di “Mai dire banzai”: il giapponese impacciato e’ uguale a Marrabbio di “Kiss me Licia” con tanto di asciugamano arrotolato in testa, mentre quello buffo e goffo ti saluta sul Fuji inciampa su un sasso con il piede facendosi un male porco e cercando di nasconderlo.

Un popolo estremamente educato e cortese, fin troppo forse, fino al limite dell’irritante. Salvo poi ritrovarli a sfogarsi nelle sale giochi stracolme di videogames, rumore e luccichini alle prese con dei giochi che appaiono persino brutti. Lucicchini che riempiono di colori e bandierine tutti i quartieri di Tokyo.

Poi si entra nei giardini zen di Kyoto sotto un diluvio incessante e di colpo l’anima si rasserena e tutto tace: l’estetica sovrannaturale, la cura nella precisione e l’equilibrio degli elementi. Acqua, piante e pietre sono rappresentate in maniera simbolica da pietre e ghiaia fino a buttarti d’improvviso in uno stato meditativo.

Uno stato di meditazione che raggiunge la fusione quando ti siedi in un ristorante davanti a un rullo trasportatore di piattini di sushi. Devi solo scegliere se iniziare con un tekemaki e poi passare al tuna o il mix di salsa wasabi, soia e rafano da aggiungerci. Accompagnato con del sake’ freddo. Alla cassa paghi portando i piatti, ogni piatto ti costa 140 yen e noi ne avevamo una pila da veri personaggi dei fumetti.
Giappone
Se amate le onde buttatevi in spiaggia, il Pacifico spinge come non mai, ma se preferite il relax andate a bagnarvi in un “onsen”: noi ne abbiamo scoperto uno naturale in mezzo alle Alpi giapponesi: una pozza di acqua calda con sotto un fiume di acqua gelida, dove bisognava immergersi rigorosamente nudi.

Sensualità che vedi ancora per strada la sera, quando con le ciabattine, i calzini bianchi e il kimono le “geishe” si affrettano a recarsi da qualche cliente affezionato, disposto a spendere cifre esorbitanti per avere al servizio una persona raffinata e acculturata da secoli di tradizione.

Pesantezza delle tradizioni che trovi alla tele e sui giornali: i lottatori di sumo, esseri giganteschi e divini con i loro pannoloni. Lo forma di sport piu’ lontana dai canoni occidentali. Ma il lottatore mongolo, nel suo ribaltare l’avversario, durante i campionati a Nagoya, mostra la leggerezza di una piuma.

E poi ancora i samurai, i ninja e i draghi in scena nei teatri di kabuki e in piena notte quando ti aspetti di vedere qualcuno che come nel film “La tigre e il dragone” corre sui muri alla velocità della luce, apre una porta scorrevole, illudendo le guardie e uccide senza pietà con delle frecce avvelenate.

Se andate in Giappone scriveteci per consigli e soprattutto:

STATE SUSHI

Tozza e RobiCietto
Giappone