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INDIA
LA POTENZA DELL’OLFATTO

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Quando si parte per una vacanza gli umani pensano sempre a cosa si vedra’, a quali attivita’ si svolgeranno e, se buoni amanti della cucina, a che specialita’ culinaria il nostro palato volente o nolente sara’ sottoposto. Se i cani viaggiassero in terre lontane e sconosciute non sarebbero d’accordo, il loro primo pensiero sarebbe rivolto a quali e quanti odori potrebbero invadere il loro naso nero. L’India sarebbe un buon banco di prova per sostenere l’importanza della tesi canina, che ci ricorda l’importanza dell’olfatto.
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Il primo odore che si incontra con destinazione India e’ il cibo dell’aereo che viene gentilmente offerto da hostess sorridenti anche alle 4 di mattina dopo 6 ore di volo; nonostante la scelta tra western e local menu l’odore predominante che invade le narici e’ un misto di spezie che risveglia subito il viaggiatore, stanco del viaggio o vittima di un jet leg che passera’ senza tanti problemi. Il viaggiatore, gaurdandosi intorno stupito e cercando conferma negli sguardi degli altri occidentali, comincera’ subito a chiedersi che tipo di spezie saranno a fare quell’odore, qual e’ la verdura riconducibile a quell’intenso profumo presente in un apparente brodaglia che per molti poi si rivelera’ essere una succulenta zuppa.
Il bello del viaggiare nel continente indiano e’ la riscoperta di quei sensi che l’occidente “sterilizzato” ha perso. Chi e’ andato in India si stupira’ al ritorno della possibilita’ di fare una mappatura dettagliata dei posti solo ripensando agli odori.
L’odore acre e inteso ad esempio e’ quello dei riscio’ (piccole api a gas con dietro due sedili che fungono da taxi) che sfrecciano in tutte le grandi citta’ ricostruendo un nuovo senso logico del codice stradale (o del buon senso), l’odore di umido e’ quello presente nelle entrate delle immense costruzioni: dal Tiger Fort di Jaipur, alle enormi tombe di Lodi Garden. L’odore che riconduce a un vortice di sostanze per lo piu’ sconosciute ha particolare ritrovo nei mercati in cui, tra centinaia di spinte e mille richiami di venditori, vieni letteralmente invaso da odori intensi e dolcissimi.
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Se gli odori fossero colori, nei mercati sembrerebbe di essere in un enorme caleidoscopio in cui, a seconda della rotazione, si formano nuove e inaspettate forme. Interessante e’ l’esperimento dell’immersione della mano ad occhi chiusi nelle sacche delle spezie poste con un apparente disordine sui banchi del mercato: i veri venditori di spezie invitano sempre i turisti pazienti o amanti di te’ a immergere la mano nella loro merce e concentrare l’attenzione sull’odore e sul tatto tenendo a bada la vista. Quest’ultimo senso in India infatti potrebbe indurre in errore nascondendo l’importanza dell’odore della terra e delle persone che rendono l’India unica e speciale. E’ difficile non essere stregati dalle viste mozzafiato dei forti del Rajastan o delle bandierine del Ladakh appese sapientemente nei monasteri per fare volare le preghiere dove ce n’e’ bisogno. E’ difficile non rimanere incantati dai fiori posti nelle bacinelle di rame piene d’acqua nei patii degli alberghi come segno di benvenuto o non sorprendersi dall’esattezza delle forme che il vento fa sulle dune del deserto. E’ quasi impossibile dimenticarsi dall’altra parte degli sguardi dei poveri o dei bambini che bussano ai finestrini con la mano aperta, altrettanto impossibile non essere colpiti dalla dignita’ dei cammellieri e dalle loro canzoni quando viaggiano. Tutto questo pero’ perderebbe di unicita’ e forse di senso senza gli odori
A Jaisalamer ho sentito l’odore del caldo estenuante dei confini del Pakistan, a Jodhpur ho battezzato l’odore del blu, perche’ li’ le case sono fatte con una tintura indaco naturale che rilascia un piacevole profumo, all’alba di Agra ho sentito l’odore dei profumi della festa di un matrimonio di signori eleganti e spose giovani, a Jaipur ho sentito l’odore delle banane mangiate dalle scimmie sulle rotaie del treno e sopra Leh, sul passo carrozzabile piu’ alto del mondo, ho sentito l’odore delle preghiere lasciate dai monaci e non mi ha stupito trovare in mezzo a tutte quelle bandierine un cagnetto, che aveva astutamente scoperto quel profumo, o quel “senso”, probabilmente molto prima di me.

Robi Cietto
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