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/ Maestri di vita: Marco Olmo “Il Corridore”
In questo articolo il Verticalife intervista gli autori, registi e produttori di un documentario uscito da poco sulla vita e l’eroica impresa di un personaggio a dir poco impavido, un “virtuoso”, un uomo in grado di mettersi alla prova e sfidare i limiti delle proprie capacità fisiche e mentali come pochi: Marco Olmo “IL CORRIDORE”.

Innanzitutto chi siete,da dove venite e se avete un fiorino vedete di tirarlo fuori.

Ci presentiamo, siamo Paolo Casalis e Stefano Scarafia, registi, montatori, operatori, fonici… in una parola gli autori del film documentario “Il Corridore”.
Il film è prodotto e distribuito da Bodà, studio di comunicazione presso il quale lavora Stefano e con cui spesso collabora Paolo.
Ex sportivi (Ciclismo Paolo, Hokey su prato Stefano), ex (o quasi) architetti.

Come avete conosciuto Olmo e la sua storia?a chi è venuto in mente di farne un documentario?

(PAOLO)- Il nostro incontro con Marco Olmo è nato da una gita in montagna in quel di Stroppo, a gozzovigliare in un agriturismo e camminare sulle ciaspole. Eravamo fermi con la macchina nel parcheggio del Maxisconto di Demonte, le fidanzate erano entrate a comprare pane e prosciutto, quando io tiro fuori una pagina del quotidiano “La Stampa” che avevo strappato alcuni giorni prima per mostrarla a Stefano.
“Questo potrebbe essere un personaggio da documentario!”, gli dico, e gli porgo l’articolo senza aggiungere altro. Stefano legge alcune frasi dell’articolo: “L’uomo che ha fermato il tempo”, “A 60 anni è il più forte del mondo”, “L’americano Dean Karnazes è arrivato 6 ore dopo di Olmo”, “Io vengo dal mondo dei vinti”….
“Dai, caxxx, facciamolo”!
Alcuni giorni dopo ci siamo presentati a Marco Olmo con in mano una bozza di soggetto per il film. Non ci eravamo mai visti né conosciuti prima ma Marco da subito è stato estremamente disponibile e cordiale, ribaltando una serie di dicerie e di voci che ce l’avevano descritto come un orso, un burbero montanaro.

Durante lo shooting avrete avuto modo di conoscere da vicino Il Corridore, che idea vi siete fatti di lui, che cosa vi ha trasmesso?
al Vertical piace molto pensare che dietro ad ogni sfida raccolta ci sia una filosofia di vita, fondamentale per trasformare gli imprevisti in momenti unici e irripetibili, aldilà del risultato finale; guardando l’anteprima ho avuto l'impressione che abbiate voluto mettere in risalto lo spirito assolutamente NON competitivo del protagonista, come se il successo del Corridore non fosse il suo obiettivo reale, secondo voi che cosa lo ha spinto a fare quello che ha fatto?


Il film contiene due risposte, entrambe valide, a questa domanda.
La prima è affidata allo stesso Marco, quando dice “Io corro per vendetta, per rifarmi”.
Marco Olmo ha lavorato per oltre vent’anni nelle cave della Buzzi Unicem, quelle che si vedono imponenti lungo la strada che porta a Limone Piemonte. La casa natale di Marco era sui terreni delle cave, ed è stato proprio lui, da giovane, ad abbatterla con lo scavatore.
Marco sente di appartenere al “mondo dei vinti”, quello raccontato da Nuto Revelli nell’omonimo libro, il mondo di chi ha abbandonato la montagna, la propria casa, le proprie terre, di chi ha svenduto il suo passato per un posto di lavoro in fabbrica.
La corsa assume quindi per lui (che inizia tardi, a quasi trent’anni, quando gli altri cominciavano a smettere) un ruolo importante, quello di valvola di sfogo da una vita ricca di sacrifici e povera in termini di soddisfazioni, e soprattutto di strumento di rivalsa, di “vendetta”.
“Almeno lì (nella corsa) se sei davanti sei davanti, se sei dietro sei dietro. Invece nella vita, sul lavoro, servono altre cose, non basta essere il migliore”.
La corsa è libera, non esistono regole, non contano lo status sociale, le conoscenze, l’istruzione o le condizioni economiche, conta solo correre più veloce degli altri.
La seconda risposta viene da Renata, moglie di Marco e seconda protagonista del film, che durante la lunga notte dell’Ultra Trail du Mont Blanc ci disse “A lui piace correre, a lui piace proprio correre. Diciamo che lui ha dato la vita per correre”.
Marco ama correre, ama gli spazi aperti, poter correre (rigorosamente da solo) nel deserto, nei boschi, sempre e comunque a contatto con la natura, mai sull’asfalto.
Marco si allena qualcosa come 360 giorni su 365, da un’ora e mezza fino a sette ore al giorno, e non riesce a non farlo.
Queste due componenti, la corsa come passione in sé e la corsa come strumento di rivalsa, di vendetta, sono inscindibili in Marco Olmo.

Siete sportivi? e se non lo siete, dopo aver girato il documentario, qual è la vostra idea di sport?

Abbiamo un “glorioso” passato da sportivi, putroppo interrotto da questioni di studio e di lavoro, ma non è detto che un giorno non si ricominci.
Stefano ha giocato per anni nell’ Hokey Bra (e tra gli amici l’argomento è tuttora tabù, perché innesca racconti e aneddoti infiniti) ad alti livelli e con un alto tasso di competitività e agonismo. Paolo ha corso per anni in bici da corsa, fino ai dilettanti, ma facendo sua e applicando con estremo rigore la regola del barone De Coubertin “l’importante è partecipare”.
Sicuramente in passato hanno entrambi toccato con mano il valore “formativo” dello sport (o meglio, dell’agonismo), inteso come divertimento ma anche come sofferenza e costante prova di sé stessi.
Fisicamente, comunque, non siamo ancora da rottamare, e questo ci ha permesso di corriere dietro a Marco Olmo con la telecamera, in salita, in discesa, sulla neve. Molte delle riprese di corsa del film sono state fatte così.
Maestri di vita: Marco Olmo “Il Corridore”
Il corridore
(Ita, 80’, Hdv, 2009)
con MARCO OLMO
un documentario di
PAOLO CASALIS STEFANO SCARAFIA

“Nella vita sono un vinto.
Io corro per vendetta, corro per rifarmi”

Marco Olmo, 2008

Amore, sofferenza, rivincita.
La vera storia di un operaio diventato Campione del Mondo di corsa estrema all’età di 60 anni.


Sinossi
Marco Olmo è una leggenda vivente della corsa estrema.
Ha iniziato tardi, quando gli altri smettevano, facendo tutto da solo.
Nelle “vite precedenti”, come dice lui, è stato contadino, camionista, poi operaio nel cementificio del paese. Ha lavorato per vent’anni in cava, sulla terra appartenuta alla sua famiglia, là dove c’era la casa paterna venduta prima di essere assunto.
Correre è diventata la sua ragione di vita, l’unica via per riscattarsi da un destino amaro.
A 60 anni è diventato Campione del Mondo vincendo l’Ultra Trail du Mont Blanc, la gara di resistenza più importante e dura al mondo. 167 Km attraverso tre nazioni, oltre 21 ore di corsa ininterrotta attorno al massiccio più alto d’Europa.
Uno sport ai limiti dell’immaginabile in cui la preparazione fisica, mentale e le motivazioni personali sono fondamentali. Nonostante l’età, gli acciacchi e una stagione di sconfitte subite da avversari sempre più giovani e preparati, non ha intenzione di smettere. Insieme a sua moglie Renata, che lo sostiene in ogni sfida, per un altro anno si prepara ad affrontare la gara che lo ha consacrato campione.
Potrebbe essere l’ultima della sua carriera.
Marco deve vincere, per dimostrare a se stesso che può ancora farcela.


TRAILER SU YOUTUBE



Versione in Inglese
Versione in Francese
Versione in Spagnolo

Per informazioni sul film e su come ottenere il dvd:
SITO INTERNET: www.unpassodopolaltro.it
BLOG: www.filmunpassodopolaltro.blogspot.com
Maestri di vita: Marco Olmo “Il Corridore”
ENGLISH VERSION

The Runner
(Ita, 80’, Hdv, 2009 – subtitled in english, french, spanish)
with MARCO OLMO
a documentary by
PAOLO CASALIS and STEFANO SCARAFIA

Love, pain, revenge.
The true story of a worker who became the Ultra Trail World Campio at 60 years old

“In my life I’m a loser.
I run for revenge, I run for vengeance”

Marco Olmo, 2008

Synopsis
Marco Olmo is a living legend of extreme running. He became late, when the others started to stop.
In his “previous lives”, as he says, he has been a farmer, a truck driver, than a workman in his village’s cement plant. For twenty years he has worked in a quarry on his family’s land, just where there was his native house, sold before he was employed.
Running has became his reason for living, the way to take revenge on his hard destiny.
At the age of 60 he has became World Champion winning the Ultra Trail du Mont Blanc, the hardest and most important endurance race in the world, over twenty hours of uninterrupted running, 167 km (over 100 miles) around the tallest mountain in Europe.
An almost unimaginable speciality, where mental and physical training and personal motivations are fundamental. Despite age, physical problems and always younger and more prepared opponents, he doesn’t want to stop. With his wife Renata’s help he prepares for a year, to face the new edition of the race that made him champion.
This competition could become the last of his entire career.
Marco must win, to show himself that he can still do it.